Torino, il Garante dei detenuti: pane in corridoio per tenere i topi lontani dalle celle
Home > NOTIZIE VARIE

 

NOTIZIE VARIE

Torino, il Garante dei detenuti: pane in corridoio per tenere i topi lontani dalle celle  

05/08/2018 


Di notte, la sopravvivenza nel carcere Lorusso — Cutugno funziona così: i detenuti lasciano pezzetti di pane nei corridoi, ovvero la cena per topi e scarafaggi, per evitare che se ne vadano in cerca di cibo nelle celle. Dal caldo che toglie il respiro, di più se i ventilatori sono vietati, al televisore rotto e irriparabile, anche se paghi, ci si arrangia: «La situazione delle Vallette è disastrosa — spiega Monica Cristina Gallo, garante comunale delle persone private della libertà personale — anche se è poi la stesse di tutte le altre carceri italiane».

Cioè, strutturalmente impresentabili e, quindi, inefficienti, e clamorosamente sovraffollate: nei 13 istituti di pena del Piemonte, l’ultima rilevazione (al 2 agosto) parla di 4.402 a fronte di una capienza di 3.900 posti. Non è ovviamente questione di avere un hotel a quattro stelle, ma minime condizioni di civiltà e igiene: il carcere è luogo di umana pena, non di dantesco supplizio. Si vive stipati, nonostante le formalità dello Stato tentino di mascherare pure questo, nelle statistiche: affiancando alla «capienza regolamentare» (965 posti per le Vallette), quella «tollerabile», (1.623). Chiudendo poi con le presenze effettive: 1.247. Come se tutto fosse a norma.

Stratagemma vagamente ridicolo, pure perché la stima «tollerabile» non è prevista dalla legge, osserva Bruno Mellano, intraprendente garante regionale dei detenuti, che ha organizzato l’incontro in regione. «La situazione è pesantissima — racconta — per il caldo e le zanzare, soprattutto nelle sedi di Vercelli e Alessandria, ed è di notevole sovraffollamento, anche per le difficoltà nel mettere in atto le misure alternative al carcere». Per dire: a Torino ci sono quattro persone che avrebbero diritto agli arresti domiciliari, ma sono in attesa, come fossero in posta, perché mancano i braccialetti elettronici. «Di positivo possiamo dire che la situazione è ben monitorata — si fa forza Mellano — perché siamo l’unica regione con un garante detenuti in ogni provincia. Anche se è difficile intervenire». Al Lorusso — Cutugno ci sarebbero due padiglioni da chiudere per ristrutturazione — osserva il provveditore dell’amministrazione penitenziaria, Liberato Guerriero — «ma n0n ci sono i fondi: vedremo quel che riusciremo a mettere in piedi».

Si va avanti con la passione delle persone per il lavoro e l’ostinazione dei volontari, come l’associazione Antigone, che passa al setaccio gli istituti, segnala criticità e suggerisce soluzioni. Il guaio è che ci sono situazioni kafkiane, sottolinea ancora Monica Cristina Gallo: «Se, di persona, porti degli affettati, confezionati e sottovuoto, a un detenuto, va bene, ma se glieli spedisci no. E tempo due, tre giorni, spariscono. E nessuno sa il motivo». Lo stesso per i ventilatori, anche se uno se li volesse acquistare con i propri soldi: «Non sono permessi. Perché?». E se ti si rompe la tv, «devi risarcire lo stato con 146 euro, ma la tv non ti viene aggiustata». Opportunamente, il presidente del consiglio regionale Nino Boeti, aveva citato Nelson Mandela, e il senso civile del nuovo Sudafrica. Andrebbe rispolverata un’altra massima, che è stata di Mendela, Voltaire e Dostoevskij: «Il grado di civiltà di una società si misura dalle sue prigioni». Nel nostro caso, l’una e l’altra sono ampiamente migliorabili.

torino.corriere.it