Era agli arresti domiciliari, si getta dall''ottavo piano: suicida a tre mesi dal fine pena
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Era agli arresti domiciliari, si getta dall''ottavo piano: suicida a tre mesi dal fine pena  

29/08/2018 


Quella cameretta dev'essergli sembrata una gabbia, costretto agli arresti ormai da diversi mesi, nonostante il permesso di muoversi di giorno. Aveva sbagliato e stava pagando le conseguenze di quegli errori. Ma l'altra sera, colto da un momento di forte depressione, ha avvicinato la poltrona alla finestra, è salito sul balcone e si è lasciato cadere nel vuoto, precipitando dall'ottavo piano del palazzo.

Azeddine Lahrach è morto così, sul pianerottolo al pianterreno del condominio di via dello Scoutismo, dove da ragazzino era solito giocare assieme ai tanti amichetti del quartiere popolare di Mogliano. Aveva solo 27 anni e, nonostante quella condanna che lo aveva portato prima in carcere e poi ai domiciliari, tutta una vita davanti e tutto il tempo di ripartire da zero e ricominciare.

Azeddine non ha lasciato biglietti per spiegare il suo tragico gesto. Non ha affidato i suoi ultimi pensieri ad alcuna lettera per amici e parenti. Ma le forze dell'ordine, Procura compresa, non sembrano avere dubbi sulla natura del gesto. Il 27enne, di origini marocchine, non era in cura per problemi depressivi ma non vi sarebbero altre piste o ipotesi sulla natura delle tragedia, consumatasi lunedì sera, verso le 23.20, quando ormai gran parte dei residenti del condominio di via dello Scoutismo erano a letto.

In casa, nell'appartamento all'ottavo piano, c'erano anche i genitori del ragazzo. Poi il tonfo sordo, le urla di disperazione di chi ha intravisto il corpo a terra, la chiamata ai soccorritori del 118 nonostante la situazione fosse ormai compromessa. Azeddine era morto. Impossibile salvarsi dopo un volo di almeno una quindicina di metri.

Contenere la disperazione dei familiari non è stato compito semplice per i carabinieri di Mogliano, intervenuti subito dopo la tragedia in via dello Scoutismo assieme agli infermieri e ai medici del 118. Azeddine era molto conosciuto e ben voluto nonostante quegli episodi che in passato lo avevano portato anche dietro le sbarre. Ora era ai domiciliari, ne aveva ancora per tre mesi, ma non era un criminale incallito o una persona pericolosa. Aveva fatto degli errori, aveva subito delle condanne, per furto, e ora stava scontando la sua pena. Contro di lui però, ci si era anche messa la sfortuna. Aveva passato un periodo all'estero, in Belgio, dov'era andato a lavorare, e quand'era tornato a casa quelle sentenze, a quanto pare mai impugnate, erano diventate esecutive. E per lui, lo scorso dicembre, si erano aperte le porte del carcere.

Un periodo difficile ma breve, dopo il quale erano stati disposti, a inizio anno, gli arresti domiciliari. "Ci conoscevamo sin da ragazzini, ora ci vedevamo poco ma quando ci incontravamo era sempre gentile, solare, disponibile - lo ricorda un'amica.

Aveva frequentato persone poco raccomandabili ma voleva cambiare vita, cambiare strada. Forse però si sentiva perduto e non sapeva come fare. Suo padre è molto conosciuto, fa l'ambulante, penso si sentisse in colpa perché non poteva dargli una mano. Avrei voluto stargli più vicino, siamo disperati". Anche su Facebook sono tantissime le testimonianze d'affetto nei confronti del 28enne, la cui scomparsa in paese ha lasciato tutti sotto choc.

Il Gazzettino