E' accusato di aver ucciso un bambino: detenuto si taglia la gola in carcere delle Sughere
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E' accusato di aver ucciso un bambino: detenuto si taglia la gola in carcere delle Sughere  

24/10/2016 


Gli occhi stanno per chiudersi, il sangue esce copiosamente. La gola tagliata, la vita che si affievolisce lasciando sempre più spazio alla disperazione. L’altro giorno alle Sughere un giovane detenuto ha preso una lametta, modificata ad arte per rendere la lama più pericolosa. E si è inciso all’altezza della carotide, all’interno della sua cella, in carcere. Una lesione molto profonda, tanto che è stato necessario un delicato intervento di sutura della lacerazione per bloccare l’emorragia. Voleva farla finita. Ma i soccorsi immediati, in primis di un poliziotto e poi del 118, hanno rimandato l’incontro del giovane con l’ultimo atto del suo destino. Le sue condizioni restano gravi, ma se la caverà. Protagonista del gesto eclatante un detenuto italiano di 32 anni, originario del Sud, che si trova nel padiglione dell’alta sicurezza, dove sta scontando una lunga pena - fino al 2045 - per un reato molto grave: l’omicidio di un bambino, rimasto ucciso durante una sparatoria.

Un episodio, il tentato suicidio, che ha destato sgomento nel carcere delle Sughere e su cui la polizia penitenziaria sta cercando di fare chiarezza per ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti. È da capire dove il giovane abbia preso la lametta e come abbia fatto ad agire inosservato. In base a quanto finora ricostruito, poche ore prima del tentato suicidio, il 32enne aveva avuto il colloquio con i suoi familiari. E pare che i parenti gli abbiano dato una notizia, cattiva dal suo punto di vista, sul processo relativo alla sua condanna. Tra l’altro nei giorni scorsi, il detenuto era stato fuori per motivi giuridici.

Intorno alle 18 di venerdì 21 ottobre, il giovane si procura la lametta e si taglia la gola, incidendosi con forza. Il detenuto può agire indisturbato anche perché è in isolamento. Quindi nessuno è testimone del gesto. Il primo a intervenire è un agente penitenziario, di guardia in quel momento. Il giovane perde molto sangue e sta per svenire. Alla vista della scena, il poliziotto si attiva immediatamente e per prima cosa tampona la gola con un asciugamano.

Un intervento tempestivo, che di fatto gli salva la vita. Quindi chiama il medico di turno, che dà al giovane le prime cure. Tuttavia, sin dai primi minuti, è evidente che la situazione è molto grave. E che non è sufficiente un medicamento in infermeria. È assolutamente necessario il trasferimento in ospedale. Ci pensa un’ambulanza della Misericordia, inviata dal 118, ad accorrere in via delle Macchie. La squadra si dà subito da fare per tamponare l’emorragia: ogni minuto è prezioso. Poi la corsa in pronto soccorso. Lì il 32enne viene portato in shock room, dove il taglio viene ricucito, poi viene trasferito in terapia intensiva.

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