CSM spaccato sulle carceri, Cascini: ignoriamo quanti detenuti abbiano fatto il test del coronavirus
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CSM spaccato sulle carceri, Cascini: ignoriamo quanti detenuti abbiano fatto il test del coronavirus  

29/03/2020 


Acque agitate al Consiglio superiore della magistratura, incapace di presentare una proposta forte e unitaria al governo sull’emergenza carceraria legata al Coronavirus. L’altro ieri il Csm ha affrontato il tema in un plenum ad hoc ma non è riuscito a essere compatto. Il massimo organo della magistratura italiana è diviso tra i “prudenti”, i “pragmatici” e i “giustizialisti”. I primi sono rimasti sostanzialmente in silenzio, mentre i “pragmatici” hanno proposto una maxi ma ragionata scarcerazione con passaggio alla detenzione domiciliare di detenuti non condannati per reati e con meno di due anni da scontare. A questa ipotesi si sono opposti i “giustizialisti” come Nino Di Matteo. Alla fine il Csm ha approvato a maggioranza, con 12 voti favorevoli, 7 contrari e 6 astensioni, un documento in cui si afferma che i provvedimenti del governo contenuti nel decreto “Cura Italia” contro il sovraffollamento delle carceri a rischio epidemia sono “insufficienti”. Il Riformista ha sentito il membro togato del Csm Giuseppe Cascini, già segretario dell’Anm ed esponente di Area.

Dottore Cascini, lei ritiene che le carceri italiane oggi siano luoghi pericolosi?
Dobbiamo ammettere che nelle nostre carceri, sovraffollate e con condizioni igieniche non ottimali, avviene tutto il contrario di quanto ci consigliano i medici e ci impongono i decreti, a cominciare dalle distanze sociali impossibili da rispettare in celle così stipate. Obbligano me a non uscire e in caso a salutare un amico da lontano, ma i detenuti condividono le piccole cucine, i bagni e l’ora d’aria. E sempre senza mascherine e guanti. Queste carceri sono chiaramente bombe epidemiologiche.

Il ministro Bonafede dice che i detenuti contagiati sono appena 15.
Il Guardasigilli così non può rassicurarci dato che ignoriamo quanti detenuti abbiano in realtà fatto il test del tampone. E sfatiamo il falso mito che siccome in carcere ci sono molte persone giovani e in salute allora il problema non si pone, semmai in assenza di iniziali sintomi gravi, il virus è ancora più invisibile e facilmente diffondibile.

Esiste in certa politica, magistratura e opinione pubblica l’opinione che i detenuti siano in fondo cittadini di serie b e che i loro diritti non contino poi tanto?
Certamente c’è gente convinta che il mondo carcere sia fuori dalla società, ma è un grave errore. Ogni giorno negli istituti penitenziari entrano ed escono tante persone, come gli agenti e gli operatori, tutti possibili vettori di contagio in famiglia e in giro. Lo dico al partito del “metto dentro e butto via la chiave”: i carcerati non sono estranei alla società e possono pure contagiare le città.

Finora come valuta l’impegno del governo nel contrastare l’emergenza sovraffollamento carcerario?
Ancora insufficiente, basti vedere l’ipocrisia sull’incentivo alla detenzione domiciliare: lo sanno tutti che i braccialetti elettronici, fondamentali, non ci sono e che quindi le carceri resteranno piene.

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