Cassazione: rifiutare il ricovero di un detenuto anoressico non è colpa lieve per il medico del carcere
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Cassazione: rifiutare il ricovero di un detenuto anoressico non è colpa lieve per il medico del carcere  

02/01/2019 


Corte di cassazione - Sezione IV - Sentenza 28 dicembre 2018 n. 58363. La salute del carcerato deve prevalere sulle logiche di prevenzione. Per questo non può invocare la colpa lieve prevista dalla legge Balduzzi il medico del carcere che non si attiva per far trasferire il carcerato anoressico in una struttura esterna, malgrado l'evidente e costante calo di peso e l'inefficacia delle cure. La Corte di cassazione, con la sentenza 58363 del 28 dicembre scorso, respinge il ricorso del camice bianco che aveva in cura un detenuto, morto per anoressia senza che l'imputato avesse fatto i passi necessari per trasferirlo in una struttura esterna, in modo da avere cure più appropriate. Per i giudici era stato riscontrato il nesso tra l'inadempimento del medico e la morte del carcerato che avrebbe potuto essere salvato, come affermato dai periti.

Il mancato miglioramento delle condizioni di salute, malgrado la terapia seguita all'interno della struttura, avrebbe dovuto indurre il medico e il dirigente della Asl, anche lui condannato, a scegliere un ospedale all'esterno, in una logica di prevalenza della salute del paziente rispetto alle esigenze "special-preventive" connesse al regime carcerario.

Un criterio, spiegano i giudici, in linea sia con il principio di umanizzazione sia con la finalità rieducativa della pena, visto che solo una condizione di benessere psico-fisico del carcerato può garantire il suo recupero e dunque il suo reinserimento sociale. I giudici annullano invece senza rinvio, con la formula per non aver commesso il fatto, la condanna del dirigente sanitario della struttura. Pur essendo, infatti, in astratto individuata una sua posizione di garanzia, non era stata provata l' ingerenza sia nel trattamento del paziente, seguito dal medico incaricato, sia nella valutazione della compatibilità delle condizioni di salute con il regime carcerario.

Il Sole 24 Ore