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Milano Bollate: Il pugilato entra in carcere  

15/11/2018 


Affrontare la vita a pugni chiusi: il documentario sul progetto del pugilato nel carcere di Bollate selezionato dalla Call ”Games” di Infinity
Incassare per ripartire. Un po’ come sbagliare prima di capire, quindi riprendere la retta via. Da questa idea nasce “Pugni chiusi”, il progetto di pugilato attivo dal 2016 nel carcere di Bollate, in provincia di Milano, e rivolto a detenuti e polizia penitenziaria. L’iniziativa è stata raccontata dal giovane filmaker Alessandro Best nell’omonimo documentario, selezionato nell’ambito della call “Games”, lanciata da Infinity – servizio di video streaming on demand – sulla piattaforma Produzioni dal Basso.

Un docufilm da guardare, non solo per imparare qualcosa di più su uno sport, come la boxe, che ormai si vede poco in televisione ma che veicola molti valori importanti, tra cui il rispetto dell’avversario, il coraggio di ripartire anche dopo aver subito una sconfitta e la capacità di dosare la propria forza, ma anche per riflettere sulla possibilità di riscatto per chi ha commesso degli errori.

“Pugni chiusi” ha infatti l’obiettivo di raccontare come lo sport possa essere una grande leva emotiva per “uscire dal tunnel”, ricostruendo un nuovo futuro e riacquistando un ruolo all’interno della società. Partendo dal progetto nel carcere di Bollate, il documentario mette in contrapposizione la vita sportiva e sociale di un pugile detenuto con quella di un pugile “libero”. Attraverso interviste ai tre istruttori che lavorano nel penitenziario milanese – Mirko Chiari, Bruno Meloni e Valeria Imbrogno – alla direzione carceraria, a diversi detenuti, alle loro famiglie e ad alcuni pugili “liberi”, si scopre come lo sport può plasmare le persone, e come la loro condizione di libertà o reclusione può risultare sia un beneficio che un ostacolo.
“Parlare di pugilato è sempre difficoltoso, parlarne in termini di crescita umana e professionale ancora peggio, soprattutto quando devi raccontare a chi non ha mai preso uno schiaffo il perché la boxe può aiutare molte persone”: spiega Mirko Chiari, uno dei tre coach. “Da ottobre 2016 svolgiamo anche due allenamenti a settimana, di un’ora ciascuno, rivolti al personale di polizia penitenziaria. Per i detenuti – oggi in 20 sono coinvolti nel progetto – abbiamo un giorno fisso alla settimana: il venerdì dalle 17 alle 19. I partecipanti provengono dai quattro dei sette reparti presenti al carcere di Bollate, circa la metà hanno un’età compresa tra 19 e i 30 anni. Abbiamo anche qualche ‘anzianotto’ di 51 anni che si difende molto bene”.
“Pugni chiusi” racconta proprio le storie di queste persone, mostrando come la loro vita è cambiata in carcere da quando si sono avvicinati alla boxe. Un progetto bello e di ampio respiro, che riguarda tanto chi è dietro le sbarre quanto chi è fuori, al quale si può contribuire direttamente entro il 24 gennaio su Produzioni dal Basso. Una volta raggiunta la metà dell’obiettivo economico (fissato a 10mila euro), Infinity erogherà un cofinanziamento di 5mila euro e il docufilm sarà trasmesso nel palinsesto del 2019.

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