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I dati sulle carceri sono taroccati: presidente dell’Unione camere penali Caiazza analizza i dati del 2018  

06/02/2019 


Promemoria per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Chi studia, raccoglie dati, li elabora e ‘organizza’, avverte che sono in crescita esponenziale le aggressioni, gli atti di autolesionismo e in generale i problemi psichiatrici all’interno della comunità penitenziaria. Accade piuttosto spesso che agenti di polizia penitenziaria siano minacciati verbalmente e fisicamente: una volta con una lametta, un’altra con dei chiodi, oppure un paio di forbici rimediate chissà come e dove… Capita che la stessa cosa accade tra detenuti. I dati censiti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sono rubricati nella definizione: ‘eventi critici‘, 10.423 gli atti di autolesionismo (9.510 nel 2017); 1.198 i tentati suicidi sventati (1.135 nel 2017); 7.784 le colluttazioni più o meno gravi. Per gli amanti delle percentuali: ogni giorno, nelle carceri italiane tre persone tentano il suicidio; ventuno persone, compiono o subiscono atti di violenza. Nel 2018 si sono contati 1.159 ferimenti e cinque tentativi di omicidio (nel 2017 erano stati due).

Si può prendere, come paradigma, il caso del carcere di Bollate: 1.200 detenuti, tanti con problemi di tossicodipendenza e alcolismo; 360 sono presi in carico dal Servizio per le tossicodipendenze interno. Un detenuto su quattro è alcolista o dipendente da droghe.

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Nell’altro carcere milanese, quello di San Vittore, il problema principale è costituito da detenuti con gravi problemi psichiatrici: i e nonostante sia presente e operativo il Centro di osservazione psichiatrica, la situazione è sempre più difficile, complessa. Ogni numero, ogni cifra equivale a persone, problematiche dolorose, esplosive sofferenze.

Promemoria per il ministro della Giustizia Bonafede: per il presidente dell’Unione camere penali Gian Domenico Caiazza, «i dati sulle carceri sono taroccati»; l’emergenza è ancora più grave di quello che si pensa e crede. Per Caiazza il problema «sta già esplodendo in tutta la sua straordinaria gravità, purtroppo sarà questione solo di aspettare gli eventi».

Caiazza richiama l’attenzione sul problema del sovraffollamento. Secondo gli ultimi dati disponibili, la popolazione carceraria sarebbe costituita da circa 60mila detenuti, a fronte di una complessiva capienza di 50mila posti. Un ‘esubero’ di diecimila è già di per sé grave. Ma, spiega Caiazza, quei 50mila posti sono disponibili solo in astratto: «Perlomeno 5-6mila di quei posti non sono disponibili perché sono porzioni di carcere completamente abbandonate o in corso di ristrutturazione. Si danno indicazioni consapevolmente manipolate. Chi meglio del ministero sa che i posti-carcere disponibili non sono effettivamente 50mila ma 44-45mila?».

Per risolvere il sovraffollamento, inoltre, non basterebbe costruire nuove carceri: «Va bene, ma ne parliamo tra 10 anni, per quanti posti-carcere poi? 300, 400, mille?», si chiede Caiazza. «Dobbiamo piuttosto ragionare sull’abbandono di questa ossessione carcerocentrica. Che la sanzione penale debba essere scontata solo in carcere è una follia contraria a ogni approdo del pensiero giuridico moderno europeo, sappiamo che le misure alternative abbattono la recidiva».

Promemoria per il ministro della Giustizia Bonafede: le carceri ‘sono luoghi di tortura’ e l’attuale governo non mostra ‘alcun concreto impegno’ «per affrontare l’emergenza penitenziaria». E’ la valutazione dei penalisti, che dichiarano lo «stato di agitazione in vista di azioni di protesta più rilevanti, ove non vi sarà un’immediata inversione di rotta». Con l’Osservatorio Carcere,
i penalisti lanciano l’ennesimo allarme per i «diritti negati» nelle carceri italiane: in particolare, il 27 dicembre scorso, hanno denunciato che la rivolta dei detenuti nel carcere di Trento era dovuta alla drammatica situazione di quell’istituto. Vi erano stati due suicidi in pochi giorni e due tentativi sventati dalla Polizia penitenziaria. Oggi i penalisti raccontano che a Trento «i responsabili dell’Area medica si sono dimessi ritenendo impossibile garantire la salute dei loro pazienti in mancanza di un’immediata e radicale ristrutturazione del settore medico-psichiatrico e dell’area trattamentale interna al carcere». E ancora: le soluzioni indicate dal ministro della Giustizia, come la costruzione di nuove carceri, «al di là del dato ideologico che non si condivide, sono comunque irrealizzabili in tempi brevi e contribuiranno a causare altri suicidi e morti di Stato». Il Governo, dicono, «dovrebbe iniziare ad ‘ascoltare’ gli addetti ai lavori, interrompendo il percorso populista che, nelle carceri italiane, fa purtroppo danni irreparabili».

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