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Detenuto si suicida nel carcere di Poggioreale: anche il fratello si era tolto la vita in carcere  

09/08/2018 


Anche il fratello si era tolto la vita in carcere. Un altro suicidio in carcere, il terzo in poche settimane. E, ancora una volta, in quello di Poggioreale. Continua la scia nera che ha travolto la casa circondariale napoletana, tra le più carenti sotto il profilo della pianta organica: l'esiguo numero di poliziotti in servizio, denunciano i sindacati, non permette un'adeguata copertura dei turni e per ora alle promesse politiche degli scorsi mesi non c'è stato seguito.

E.V., 30 anni, è stato trovato impiccato. Si era costruito una sorta di corda con un lenzuolo e l'aveva fissata alle sbarre, mentre gli altri detenuti erano lontani per l'ora di passeggio. A nulla sono valsi i tentativi di soccorso degli agenti: al loro arrivo era già deceduto. Un fratello dell'uomo si era tolto la vita allo stesso modo in carcere cinque anni fa.

L'uomo, originario di Maddaloni, in provincia di Caserta, era in attesa del processo di appello; accusato di rapina e tentato omicidio, sarebbe uscito da galera nel 2027. Nel carcere di Poggioreale era arrivato a giugno scorso, dopo essere stato detenuto nella casa circondariale di Avellino, ed era stato assegnato al Padiglione Napoli. Una decina di giorni fa l'estremo gesto era stata la scelta di M. C., originario di Torre del Greco, che aveva approfittato dell'ora d'aria, mentre i compagni di cella era fuori, per togliersi la vita. E, solo pochi giorni prima, un altro detenuto si era ucciso nel carcere napoletano. Una sequenza che ovviamente genera allarme.

In Italia, solo nel primo semestre del 2018, 24 detenuti si sono tolti la vita in carcere. Quattro al mese, uno ogni settimana. Solo in Campania sono 48 i suicidi sventati, mentre il dato nazionale parla di 585 episodi. "Una delle cause - dice Leo Beneduci, segretario regionale dell'Osapp - è la carenza di personale, che non permette di avere un numero di unità in servizio adeguato a prevenire certe tragedie. Poggioreale è uno dei carceri dove questa penuria è particolarmente grave. Il comportamento dell'amministrazione penitenziaria ci fa ritenere che questo servizio di prevenzione non faccia parte delle priorità. Il 17 settembre scorso il Corpo scese in strada per chiedere nuove assunzioni, almeno 8mila, e a quella manifestazione prese parte anche Matteo Salvini, che si impegnò assicurando che una volta al Governo se ne sarebbe occupato. È vero che sono passati soltanto 70 giorni dall'insediamento, ma per ora non è cambiato nulla".

Il Mattino